Carissime e carissimi,

prolungandosi il tempo della quarantena continuo anche io a raggiungervi in qualche modo per allacciare e consolidare il rapporto di amicizia e di fraternità che ci lega. Sperando di non essere importuno.

Innanzitutto: buona Pasqua! Non nel ricordo di quello che abbiamo celebrato domenica scorsa, ma nella certezza che anche oggi è Pasqua; poi lo sarà anche domani, e dopodomani… sempre, se ci lasciamo accompagnare dalla certezza che il Signore risorto è vivo e presente. Del resto ce lo ha assicurato lui stesso: ‘ecco, io sono con voi tutti i giorni…’

‘Presenza’ mi pare quasi un sinonimo di Pasqua. Pasqua significa che Gesù è presente. Qui. Ora.

E come ci accadeva nell’appello a scuola, anche oggi, in ogni momento della nostra giornata, quando pensiamo al Signore o quando abbiamo bisogno di lui, quando ci rivolgiamo a lui nella preghiera o quando ci verrebbe da dubitare della sua vicinanza… potremmo immaginare Gesù rispondere: ‘Presente!’.

La celebrazione della Pasqua spero sia stata per tutti un momento di consolazione. Certo ci è mancata la partecipazione ai vari riti come assemblea e comunità radunata in preghiera. Ci è mancata la possibilità della riconciliazione sacramentale, la confessione. Ci è mancata soprattutto la comunione eucaristica.

Forse proprio per questo abbiamo apprezzato di più e gustato l’ascolto o la meditazione della parola di Dio, del vangelo. Anche nella sua parola il Signore si manifesta e, attraverso di essa, possiamo fare ‘comunione’ con lui.

Nei vangeli di Pasqua che la liturgia ci propone di anno in anno ci sono alcuni elementi comuni che ogni evangelista ha voluto rimarcare.

Per esempio che era l’alba quando le donne si recarono al sepolcro. Di buon mattino. Quando era ancora buio.

È la sensazione che abbiamo avuto quest’anno celebrando la Pasqua nel tempo del coronavirus. Ci sembra che sia ancora buio attorno a noi.

Anche ad ogni alba, nei primi momenti il buio e la notte sembrano ancora prevalere. Eppure basta che all’orizzonte il cielo cominci a schiarirsi per poter dire, e con ragione: è l’alba!

La Pasqua, l’annuncio della resurrezione di Gesù, ci infonde la speranza che l’alba è già iniziata. Un nuovo giorno si profila all’orizzonte. Si dovrà ancora aspettare che le tenebre si dileguano del tutto ma il sole non si lascerà sopraffare, anzi sarà lui – Gesù – a vincere. Sempre.

Un’altra immagine che compare in tutti i vangeli di Pasqua è il riferimento alla ‘grossa pietra’ che era stata fatta rotolare all’imboccatura del sepolcro. Tanto grossa che solo alcuni uomini insieme potevano toglierla. Per cui le donne che andavano alla tomba si domandavano, secondo il vangelo di Marco: ‘chi ci rotolerà via il masso dall’ingresso del sepolcro?’. Che è come dire: ‘cosa andiamo a fare? Un ostacolo insormontabile si frappone fra noi e il corpo di Gesù. Non siamo sciocche ad andare ad una tomba nella quale non potremo entrare?’.

Pensieri simili hanno attraversato la mente di tanti di noi in questi giorni di epidemia.

‘Come faremo? Chi potrà aiutarci? Questo macigno è troppo grande per noi! Finirà per schiacciarci! Gesù, in questa quaresima, sembra allontanarsi piuttosto che farsi vicino. E anche adesso, nel tempo di Pasqua, dov’è la gioia, la speranza… non abbiamo mai vissuto una Pasqua così! Una Pasqua strana…’

Sono parole che ho udito in questi giorni. E non si può stupirsene.

Mi è venuta in aiuto l’immagine dello scavo di un pozzo. Negli anni passati, insieme all’Ufficio Missionario Diocesano, abbiamo contribuito, con l’aiuto di tanti, anche da Mirandola, a scavare alcuni pozzi, soprattutto in Africa su richiesta dei nostri missionari.

A volte lo scavo richiedeva di andare più in profondità del solito. Occorreva mettere in conto fatica, pazienza e qualche euro in più da parte dei benefattori italiani. Spesso si incontravano ostacoli, rocce più difficili da perforare con i mezzi non sempre adeguati di cui si disponeva. E quindi ancora fatica, pazienza, perseveranza…

Poi, ecco l’acqua! E nel villaggio la gioia e la festa esplodevano.

Quest’anno la Pasqua ci richiede di andare più in profondità per essere trovata.

È come un agrume rinsecchito che occorre spremere con energia per ricavarne qualche goccia di succo.

Ma la Pasqua non perde mai la sua forza. La sua capacità di donare vita, gioia…

Il Signore Gesù continua ad essere più vivo e presente che mai.

Allora, buona Pasqua!

Continuiamo a scavare con pazienza andando sempre più in profondità.

Continuiamo a spremere con forza per gustare alla fine un succo delizioso.

Continuiamo a farlo in questi giorni dell’ottava di Pasqua e poi per tutti i cinquanta giorni del tempo pasquale. E neppure dopo ci fermeremo. Finirà prima l’epidemia della nostra voglia di cercare il Signore!

Auguri. A ciascuno. A tutti.

Don Fabio